Aimé Césaire

19 04 2008
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PARIGI (Reuters) – Il poeta franco-caraibico Aimé Césaire, padre fondatore del movimento della négritude che promuove l’orgoglio nero, è morto oggi all’età di 94 anni in Martinica, il suo paese natale. Lo ha riferito oggi il ministero della Cultura francese.
Césaire, che è stato sindaco della capitale martinicana Fort-de-France per più di mezzo secolo — dal 1945 al 2001 –, era stato ricoverato in ospedale la scorsa settimana per problemi cardiaci.
Le sue opere raccontano delle imposizioni subite dai popoli coloniali di diverse origini agli inizi del 20esimo secolo, e dei tentativi della Francia di assimilare le genti di colore alla propria cultura.
Temi che risuonano ancora nella vita politica della Francia, che anche oggi affronta il problema dell’integrazione dei suoi cittadini di origine africana.
Il cantore della négritude non ha mai rinunciato completamente alla politica, neanche negli ultimi anni della sua vita: nel 2005, Césaire si è rifiutato di incontrare l’allora ministro dell’Interno Nicholas Sarkozy, a causa del sostegno del suo partito, l’Ump, a una legge che proponeva di riconoscere l’eredità positiva lasciata dal dominio coloniale francese, provvedimento successivamente abrogato.
Césaire fondò nel 1934 L’Etudiant Noir, rivista che incoraggiava le popolazioni di colore alla presa di coscienza della propria identità. Co-fondatore della rivista fu l’intellettuale africano Leopold Senghor, divenuto poi presidente del Senegal.
Voce anti-coloniale degli anni Sessanta, l’autore caraibico divenne famoso per il suo Diario del ritorno al paese natale, scritto alla fine degli anni Trenta, in cui si legge “la mia negritude non è una torre né una cattedrale, ma affonda le sue radici nella rossa carne della mia terra”.
Le sue poesie esprimono le condizioni della popolazione di colore dei Caraibi e descrivono la riscoperta di un senso di identità africana. In Discorso sul colonialismo, pubblicato nel 1950, Césaire paragona il rapporto tra coloni e colonizzati a quello che c’era tra i nazisti e le loro vittime.




I primi vagiti della III Repubblica

18 04 2008

Va ridimensionandosi la cordata “Io amo l’Italia, io volo Alitalia“ e riprende corpo l’opzione Air France – salvo un improbabile intervento post-sovietico del migliore amico di Berlusconi – dopo l’incontro di ieri sera fra il sottosegretario all’Economia, Massimo Tononi, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio uscente Enrico Letta (PD), suo zio Gianni Letta (PDL), vice-presidente in pectore del terzo governo Berlusconi e l’amico e consigliere del Cavaliere, Bruno Ermolli hanno elaborato” un decreto bipartisan per allungare la vita a Alitalia forse attraverso una linea di credito, probabilmente, da 100 milioni, a tassi di mercato che il Tesoro attiverebbe a favore della compagnia, a brevissimo termine. Sotto la lente dell’Ue. Il governo Prodi lo emanerebbe la prossima settimana. Il governo Berlusconi lo dovrebbe convertire entro i successivi 60 giorni 1.” Leggi il seguito di questo post »





1948|2008 : Sessantenario Artaud – - – - – 1. il codice Artaud

4 01 2008

Codex Artaud VI (dettaglio), 1971, © Nancy Spero.

Il termine latino codex, da cui deriva la parola codice, originariamente aveva il significato di tronco, o ceppo, che gravava sul corpo del suppliziato, costretto a portarne il peso.

In séguito fu utilizzato per indicare la tavoletta di legno cerata impiegata come materiale di scrittura e, successivamente, una particolare tipo di formato (il libro compatto rilegato in pergamena) distinto dal volumen (il rotolo in papiro).

Codice Artaud: materia (hyle) senza volume, corpo senza organi, teatro senza spettatore, marionetta senza fili, significante senza significato, pietra senza peccato, peccato senza pietra…

«Con il geroglifico di un soffio» Artaud cercava «l’idea di un’arte sacra»1 miniando una scrittura «per gli analfabeti»2 sul proprio «corpo senza organi»3.

L’idea del corpo artaudiano come «codex» ispira alla pittrice nordamericana Nancy Spero – agli inizi degli anni settanta – due serie pittoriche dedicate allo scrittore marsigliese.

L’influenza dei lavori di Butler, Cixous e Derrida su scrittura, différance e mimicry dà all’opera di Spero una valenza «trans-mediale» che rende giustizia alla proteiforme genialità di Artaud.

Il corpus artaudiano, così come il corpo di Artaud, divengono «immagine del pensiero e materia dell’essere»4.


1: A.Artaud, Il teatro e il suo doppio, Einaudi, Torino 1978 4, pp. 260-262
2: A. Artaud, Œuvres completès, Gallimard, Paris 1956, p.11.
3: A. Artaud, Per farla finita col giudizio di dio, Stampa alternativa, Roma 2001
4: Christophe Richard, Le Corps sans Organes, image de la pensée et matière de l’être. http://www.europhilosophie.eu/recherche/IMG/pdf/Richard.pdf
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Lo stato nordamericano del New Jersey abolisce la pena di morte

15 12 2007

Giovedì scorso, 13 dicembre, i legislatori dello stato, nel nord-est degli USA, hanno approvato con 44 voti contro 36 l’abolizione della pena capitale. Il governatore democratico Jon Corzine ha reso noto che la misurà sarà ratificata nel corso della prossima settimana.
Con questa decisione il New Jersey diventa il primo stato nordamericano che – dal suo ripristino, nel 1976, a oggi, abbia deciso di abolire la pena di morte. Gli ultimi Stati abolizionisti furono Iowa e West Virginia, nel 1965. Ricordiamo gli altri stati ove la pena capitale non è prevista: Alaska, Hawaii, Maine, Massachusetts, North Dakota, Michigan, Minnesota, Rhode Island, Vermont, Wisconsin, oltre alla capitale federale, Washington D.C.
Attualmene nel resto degli Stati Uniti vige una moratoria di fatto: in attesa della decisione della Corte suprema sulla possibile incostituzionalità dell’iniezione letale, prevista la prossima primavera, tutte le esecuzioni sono sospese già da tre mesi.





Speme, ultimo demone?

12 12 2007

Ispirato da questo visionario video di Non Rassegnata Stampa mi son messo a compulsare l’enciclica ratzingheriana e un vasto corollario di commentatori viventi e postumi (da Giuliano Ferrara a Nietzsche…. come dire dall’ossessione di Luttazzi al risotto)
Preferendo il risotto, condito con funghi prussiani, ne ho cucinato un pezzo in italiano; magari ce ne mangiamo un po’ assieme.

La speranza
Pandora
portava il vaso contenente i mali. Lo aprì.
Era il dono degli dèi agli uomini, dono dall’aspetto bello e seducente, noto anche come “il vaso della felicità”. Così ne fuggirono via tutti i mali – esseri viventi e provvisti d’ali – da lì in poi vagano per il mondo arrecando danni agli uomini. Un solo male non era schizzato fuori dal vaso e vi rimase, giacché Pandora – secondo il volere di Zeus – aveva richiuso il coperchio. Dunque l’uomo ha per sempre, in casa, il vaso della felicità, credendolo un tesoro da cui si aspetta meraviglie. Il vaso è a sua disposizione e quando non ne può più fare a meno ci si aggrappa, ignorandone il contenuto originale, nella convinzione che il male restante – la speranza – sia la quintessenza della felicità. Zeus, infatti, voleva che l’uomo – pur tormentato dagli altri mali – non gettasse via la propria vita, ma continuasse, una volta di più, a farsi tormentare.

Friedrich Nietzsche, Umano, troppo umano, I, II, 71, tradotto da daiwojima (qui l’originale)





Non Rassegnata Stampa – Diretta 24h Non Stop – Giovedì 13 Dicembre h.22

11 12 2007

Ricevo e molto volentieri pubblico il comunicato stampa della
24 ore Non Stop del 13 dicembre 2007
alle ore 22 in diretta web di 24 ore su
www.nonrassegnatastampa.it

Festeggeremo insieme un anno di storia dopo oltre 100
puntate di video satirici, liberi, indipendenti e senza
censura.

Un’esperienza estrema di satira, comicità, irriverenza,
ironia, musica e perversione per ricordarci che con la
volontà, la passione e l’impegno è possibile immaginare
qualcosa di diverso.

Se anche tu vuoi parlare di un’iniziativa, presentare un
progetto o fare una denuncia ti aspettiamo in studio nello
spazio “interviste senza filtro”, via skype per i “fuori
sede”, con una mail per i “sedentari”.

Un’intera giornata dedicata a tutti noi che non ci
rassegnamo ad una realtà mediatica distorta e
artisticamente depressa.
Non ti chiediamo contributi in denaro ma spirito
d’iniziativa e creatività per aiutarci a pubblicizzare
questa scommessa di 1.440 minuti in diretta, che potrai
trasmettere anche sul tuo blog. Ogni giorno nel sito
troverai un aggiornamento sullo stato dei lavori e
attraverso lo spazio commenti potrai darci suggerimenti ed
adesioni.

“Un anno di Non Rassegnata Stampa” in diretta sul sito
www.nonrassegnatastampa.it dalle ore 22 di giovedi 13
dicembre 2007 alle ore 22 di venerdì 14 dicembre presso
gli studi di The Blog TV in via Cameria n°10 Roma
1anno@nonrassegnatastampa.it

Filippo Giardina & Mauro Fratini





Filosofia della merda (televisiva)

10 12 2007

Ça fonctionne partout, tantôt sans arrêt, tantôt
discontinu. ça respire, ça chauffe, ça mange. ça chie, ça baise…
[ L’(es) funziona ovunque, ora senza sosta, ora discontinuo. Respira,
scalda, mangia. Caca, scopa....]
Deleuze-Guattari, L’anti Œdipe, I,1

E mentre ch’io là giù con l’occhio cerco,
vidi un col capo sì di merda lordo,
che non parëa s’era laico o cherco.

Dante Alighieri, Inferno, XVIII, 114-116

Ciao Divina sono il mozzo
e puzzo come la mia sbobba.
Ho l’occhio lesto (solo questo!)
Perde bave e non si arresta.
Ehi guarda che ballo, mi trovi bello ?
Vorrei leccare un morso sul tuo collo
Ho la regina, viene di striscio
striscio proprio sul tuo piscio
Marlene Kuntz, La divina

Coagulandosi con Luttazzi nella triviliatà dello show biopolitico
anche l’inconscio collettivo caga, piscia , fustiga (e non
scopa).in una peculiare deriva narciso-feticistica.

Alla fine questi comici finiscono sempre per scivolare sulla merda.
Dubito però che sia la stessa per cui un Pasolini già cancellato
fisicamente dalla faccia terra fu censurato in Italia per
Salò. Le 120 giornate di Sodoma fino al dissequestro del 18 giugno 1977 e continua a
esserlo trent’anni dopo in Svizzera proprio a causa dei pasti fecali,
la cui rappresentazione grafica viola alcune norme della legislazione
elvetica in tema di pornografia. D’altra parte bisogna forse domandare
ai censori, ma anche ai censurati, è pornografia questa?

Certo, Pasolini non è pornografico e chi lo taccia di ciò non è tanto
dissimile da coloro i quali bruciavano i libri o emettono
anatemi. Non so se Luttazzi sia più pornografico di certe scene tratte
da reality show in cui, per esempio, intellettuali d’assalto
insultano pesantemente i loro interlocutori, certo i responsabili di
quei programmi, anche se pesantemente offesi loro stessi dal soggetto in questione,
non si sognano nemmeno di censurare quei bei momenti
televisivi, anzi.

Dunque Luttazzi non è Pasolini e, tantomeno, non è Sgarbi.
C’è chi in televisione può dire tutto, chi soltanto quello che è
funzionale al proprio ruolo (anche quello di vittima sacrificale) e chi
niente del tutto.
Questa è la filosofia della merda (televisiva).





Lavoro marcio e assassino

8 12 2007

L’Italia diceva di essere una Repubblica fondata sul Lavoro, a buona ragione oggi sprofonda in una commistione di marciume e violenza di cui non sono responsabili i soliti capri espiatori – immigrati, zingari, emarginati – ma che va attribuita a un’inefficienza del settore pubblico e a una rapacità di quello privato sempre crescenti (cfr. questo articolo).
Dalle mie finestre, guardando verso nord, per anni ho visto i bagliori rossastri degli altiforni della TeksidIlva – ThyssenKrupp di Corso Regina Margherita, a Torino, mentre l’altra notte ho sentito l’angoscioso lamento delle sirene dei mezzi che portavano il soccorso agli operai feriti e ustionati.
C’erano anche – ce n’è forse ancora, dei più resistenti – gli arsi vivi, senza speranza; com’era senza speranza la loro esistenza anche prima del rogo. Nell’affanno erano costretti – più dalla minaccia di una povertà incombente che dall’arroganza dei capi – ad accumulare ore e ore di straordinario nella fabrica dismessa e fatiscente, dove estintori e sistemi di sicurezza non funzionano, dove la dignità di questa Repubblica affonda in un Lavoro servo e barbaro.
Il massacro di una donna – a Roma, poco più di un mese fa – causò un terremoto politico, risoltosi in una legge sciocca, inutile e discriminante. Che cosa produrrà questa strage – a parte i lai delle massime magistrature e un breve e straziante accanimento dello sciacallaggio mediatico?





“A Woman under an Influence” – : Madame Bovary c’est John Cassavetes

27 11 2007

John Cassavetes e la sua incredibile famiglia cinematografica fanno impallidire tutto quel che li circonda in questa surreale, museale, nuova edizione del TFF.Ora non ci interessa che di loro: chi se ne frega delle code per vedere tutti gli altri film, l’organizzazione pasticciera, i ministri, le stelle, quando da qualche sperduto sobborgo losangelino, gonfi di bourbon e di sogni da infrangere vediamo apparire lui e la sua banda di meravigliosi svitati.

John Cassavetes non recita in A Woman under an Influence, egli stesso è un personaggio del film, Mabel, la cui sua parte – è splendidamente interpretata dalla moglie Gena Rowlands.

Cassavetes stesso è Mabel e A Woman under an Influence prima che un film sulla follia (di chi? e quale poi?), sui conflitti familiari o sulla condizione femminile è soprattutto un film sul suo modo di fare cinema, di dirigere gli attori, di mettersi in sempre in gioco, perché in questo gioco ne va della della vita.





Prime considerazioni sul TFF25

26 11 2007

Abbiamo vissuto intensamente i primi tre giorni del Torino Film Festival, con grandi soddisfazioni causate soprattutto dalla retrospettiva su John Cassavetes e grandi delusioni provocate dall’organizzazione approssimativa che rende quasi impossibile agli abbonati e accreditati la fruizione di due spettacoli consecutivi, anche nello stesso cinema, e obbliga tutti a code snervanti (almeno per chi scrive).
La rivoluzione “elettronica” è un mezzo fallimento perché i lettori ottici sono lenti e spesso non funzionano, i computer vanno spesso in tilt, così come la pazienza dei malcapitati in code e dei ragazzi dello staff (di cui rispettiamo sommamente il lavoro faticoso e probabilmente malpagato e precario).
Eppure le code stesse fanno audience e procurano visibilità e passaggi televisivi, così per gli organizzatori va tutto bene, perché accrediti e spettatori sono raddoppiati (ma dov’è il raddoppio delle sale?) e gli incassi – con il nuovo sistema di ripartazione dei posti in sala – moltiplicati.





“The Art of Negative Thinking” : Penso negativo, dunque sono

25 11 2007


Sarebbe piaciuta a Ivan Illich questa farsa nera – sulle inabilità esistenziali (ed esistentive) di un gruppo di disabili, dei partner di due di loro e della loro terapista/team leader – per la sua sfiducia nell’assistenzialismo fatto cadere dall’alto e per la sua pratica – trovata più che cercata – di una convivialità che manda a “fare in culo” il bieco solidarismo welfarista social-liberaldemocratico e scatena il piccolo anarchico che si annida nell’esistenza di tutti: inabili, abili e arruolati, disabili, diversamente abili che siano. Da segnalare le interpretazioni di Fridtjov Såheim (Geirr) e Marian Saastad Ottesen (Marte) e la burbera simpatia dimostrata nel corso della breve intervista dopo la proiezione dal regista esordiente Bård Breien.





“Opening Night”: La tragedia secondo Cassavetes

23 11 2007

Moderna trilogia tragica con epilogo satiresco Opening Night è un film smodatamente bello, feroce, crudele e insaziabile come le vite dei protagonisti/antagonisti; ma soprattutto come il personaggio di Myrtle, di cui una Gena Rowlands intrisa di fuoco divino fa vibrare ogni possibile corda recitativa.





“Don’t Come Knocking”: Un tramonto dell’occidente

23 11 2007

L’antonomasico attore di western (S.Shephard) braccato da un mortifero angelo della morte (T.Roth) attraverso la madre (E.M.Saint) viene condotto alla presenza del figlio (Mann) avuto da una grande passione (J.Lange).
Le mani da ontologo di Wim Wenders e lo sguardo schizotico di Sam Shephard raccontano uno dei milioni dei possibili tramonti di questo occidente, ambientato in una sua declinazione estrema: Butte, Montana.
Se Paris, Texas poteva dirsi uno dei primi esempi di dramma cinematografico postmoderno, Don’t Come Knocking ne rappresenta una possibile epitome, con tutti i pregi e i difetti del genere. Comunque, averne…





Il Premio Tenco a Marianne Faithfull

9 11 2007


Marianne Faithfull è Irina Palm, diretta da Sam Garbarski
in programma al TFF
Ambrosio 1 Sabato 24 h.20:00
Ambrosio 2 Domenica 25 h.12:15

Tutte le disavventure e i dolori che ha patito, di qualunque genere, la voce li ha magicamente assorbiti e infallibilmente trasformati in qualcosa di ricco e di strano. Vogliamo premiare questa ricchezza, questo difficile percorso indipendente. Vogliamo dire grazie per i suoi quarant’anni di musica a Marianne Faithfull“.
(Club Tenco)





Aleksandra a Torino

8 11 2007


Il giorno dopo le conferenze stampa di presentazione vogliamo parlare di cinema, lasciando le polemiche ai media ufficiali. Il TFF promette bene offrendo, oltre alle retrospettive dedicate a Wenders e Cassavetes, interessanti anteprime e fuori concorso.
Innanzitutto segnaliamo, inserendo un trailer in russo con sottotitoli francesi, quel che pare essere un capolavoro annunciato: Aleksandra di Sokurov, con il soprano Galina Višnevskaja, vedova del grande violoncellista Rostropovič, nel ruolo di titolo: una sorta di Grande Madre Russia che va in visita di un suo nipote, ufficiale in Cecenia.
Dal trailer emergono l’ormai inconfondibile fotografia dagherrotipica di Sokurov, l’immensa umanità della leggendaria Galina Pavlovna, e tutta la malinconia di una soffocante drôle de guerre caucasica.
Non vediamo l’ora di vederlo.





Di Gogne e Macellerie…

23 10 2007

Gettare una molotov contro la porta di un carcere – senza danneggiare altro che cose – in una giornata in cui lo stato di eccezione imperava su Genova equivarrebbe al massacro di un bimbo di tre anni, questo è quello che si ricava dalle richieste del pubblico ministero al processo contro i noglobal a Genova.

Non penso che si debba premiare chi tira le molotov, come non penso che si dovrebbe demonizzare – dopo averla resa puro “macinato mediatico” – la sventurata madre dello sventuratissimo bimbo cognense.

Questo è lo stato della cosiddetta “democrazia”, della cosiddetta “legalità” in Italia. Lo stato di polizia mediatico e postmoderno in quelle che sono ormai “ademocrazie illiberali” ha superato il limite del totalitarismo novecentesco.

Mercenari privati – le nuove Squadre di Sicurezza del novello Behemoth millenario – terrorizzano, stuprano, bruciano, derubano e uccidono cittadini inermi e persino i loro “presunti” alleati che vestono le divise di un esercito da operetta, tragica.

“Macelleria messicana” fu la definizione data dal dirigente della polizia di stato per quello che aveva visto nella scuola di Genova. Che pena meriterebbero coloro che hanno proditoriamente, metodicamente torturato prigionieri inermi in simulacri di lager? Tuttavia, quand’anche fossero condannati con la massima severità per tutti i reati commessi, che ne sarebbe di loro una volta scontata la pena? Non rischierebbero di andare a ingrossare le fila di quei mercenari che ho appena citato – gonfi di odio e rancore contro le “zecche”( “zecche comuniste” è il termine con cui usualmente alcuni membri delle forze dell’ordine definiscono il generico manifestante noglobal/alternativo) che infestano il mondo.

Chi si vuol fare un’idea di quel che ci aspetta dovrebbe per esempio leggere qui cosa può accadere in Messico – vero e proprio banco di prova dell’efferatezza delle bande armate al servizio del fondamentalismo neoliberista.

Fonti: repubblica.it
gennarocarotenuto.it





Partito derivati

15 10 2007

Nel giorno del trionfo del nuovo partito, mi sembra d’uopo sottolineare – con riferimento al precedente post e alla puntata di ieri sera di Report – che Pd potrebbe essere l’acronimo di un’altra compagine , il Partito derivati. Un partito transpolitico, che va dalla sinistra radicale alla destra post fascista passando per i poteri più o meno forti dell’informazione e della finanza globalizzate, accorpando – per citarmi, scusate il narcisismo, come scrissi nel post sul pacchetto sicurezza – “il fior fiore dell’inefficienza del settore pubblico e della rapacità di quello privato”, senza voler affrontare la questione delle probabili ma solitamente poco dimostrabili collusioni con la criminalità organizzata, anch’essa ormai felicemente globalizzata.

Premettendo -a scanso di equivoci – che non mi interessa fare discorsi antipolitici, ma mi pare che questo sia un discorso ultrapolitico, la prima considerazione che mi viene da fare è che tutta questi amministratori incapaci- pare secondo Report che siano coinvolti 900 enti pubblici – se ne devono andare, non affanculo, ma semplicemente a fare altro perché o non sono in grado di gestire i loro più o meno magri bilanci e dunque devono essere licenziati per incompetenza, oppure sono in malafede – perché le loro azioni sono volte a favorire le banche che lucrano sui debiti della comunità – e allora devono essere non solo allontanati dalle loro mansioni ma anche pesantemente perseguiti, finanziariamente – direi – piuttosto che penalmente.





Torino e il Piemonte strozzati dai “derivati”

15 10 2007

Fonte: Report

Gli “swap” fanno parte della famiglia dei derivati (la stessa dei derivati emessi sui mutui subprime che hanno messo in crisi le borse di mezzo mondo) e si chiamano così perché derivano il loro valore da variabili esterne. Sono strumenti finanziari complessi e, potenzialmente, molto pericolosi. Per chi è abituato a maneggiarli c’è la prospettiva di profitti scandalosi, mentre per chi non li conosce c’è una grande probabilità di perdere tutto. In Italia circa 30 mila imprese private e 900 enti pubblici stanno rischiando centinaia di milioni di euro, che nel caso degli enti pubblici figurano però come perdite potenziali, non figurano nei bilanci, diventando quindi una sorta di debiti fantasma.

Con l’intensificarsi dei tagli imposti dalle ultime leggi finanziarie gli Enti pubblici hanno sempre più bisogno di soldi, che trovano facendo mutui e obbligazioni, di solito senza rendersi conto dei rischi che corrono e senza accorgersi dei costi impliciti nelle operazioni “swap”. Sistemati dalle banche con operazioni di finanza strutturata, i debiti vengono dilazionati e gonfiati inguaiando le ignare future amministrazioni e gravando sempre di più sui contribuenti. Gli amministratori sono convinti che i “mark to market” negativi siano dei debiti potenziali e non si rendono conto che quando si verifica questa condizione dovranno essere restituiti nel corso degli anni. Leggi il seguito di questo post »





Cyberdem Family

15 10 2007




Prima sarkosizzare, poi sovietizzare, o infeudare. È questo il programma dei sindaci d’Italia?

10 10 2007

Siamo sicuri che il pugno di ferro contro la microcriminalità non risulti alla lunga controproducente dal punto di vista della sicurezza, dando origine a metrocittadelle”museali” fortificate – giganteschi mall en plein air, gestiti da un coacervo di società miste, fior fiore dell’inefficienza del settore pubblico e della rapacità di quello privato – circondate da territori suburbani o extraurbani trasformati in una sorta di macchia per i nuovi briganti, punteggiata magari di paesi presidiati da vigilantes con il grilletto facile? Il progetto prevede forme repressive anche contro chi in altre forme esprime il disagio sociale, come writer o centri sociali, oppure lo subisce, come i tossicodipendenti poveri. Quale sarà la prossima mossa? Il divieto di libera circolazione in alcune zone del territorio nazionale – come nell’Unione Sovietica – per tutti, con deroghe solo a chi potrà dimostrare di avere una buona ragione – che ovviamente contribuisca alla crescita del PIL – di spostarsi, oppure magari una tassa di ingresso e/o di soggiorno in ogni città – non solo, come forse potrebbe anche essere giusto, per le auto – ma anche per i non residenti. E per gli altri alcune delle perle del perfetto (secondo alcuni studiosi) ma fascistissimo codice Rocco, ancora vigente: fogli di via, obbligo di firma, magari dopo un paio di notti e un bel po’ di sberle in qualche tranquilla camera di sicurezza.

segue l’articolo del Manifesto che descrive nei dettagli il provvedimento

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