“Non torturammo, noi”

8 10 2007

2colonnelliIl Washington Post riferisce che, lo scorso 5 ottobre, alcuni degli ultimi ufficiali ancora in vita del servizio segreto militare statunitense - che diedero un contributo decisivo nella lotta contro il nazismo, raccogliendo informazioni essenziali dai prigionieri tedeschi catturati - dopo più di sessant’anni si sono ritrovati a Fort Hunt, luogo degli interrogatori, per ricevere un’onorificenza. Il dipartimento della difesa si aspettava che i reduci sostenessero la linea adottata dall’amministrazione Bush nella cosiddetta “War on Terror”; ma costoro ne hanno deluso le aspettative, reagendo con un impeto di risentimento e indignazione. Citiamo dall’articolo:

Una decisa opposizione alle attuali tecniche interrogatorie adottate contro i prigionieri è stata la reazione quasi unanime nel corso della celebrazione sulle rive del fiume Potomac, vicino ad Alexandria, nello stato della Virginia. Bush, in collegamento dall’ufficio ovale, ha difeso i metodi di detenzione e di raccolta di informazioni adottati dalla sua amministrazione. Numerosi reduci, tutti pluriottantenni, hanno denunciato la controversa procedura. Uno di loro ha addirittura rifiutato gli onori che stavano per essergli attribuiti, facendo presente la propria opposizione alla guerra in Iraq e ai metodi impiegati a Guantanamo.

“Ho l’impressione che i militari vogliano usarci facendoci dire ‘abbiamo fatto azioni disgustose allora, quindi quello che fanno adesso va bene’ ” ha dichiarato Arno Mayer, ottantunenne professore di Storia Europea all’università di Princeton.

Quando Peter Weiss, ottantaduenne avvocato e attivista per i diritti civili novaiorchese, si è trovato sul palco, al momento di ricevere l’onorificenza, ha fatto questa dichiarazione: “Sono onoratissimo di essere qui, ma questo non significa affatto che io sostenga la guerra in corso” …

“Agimmo con una certa qual dose di rispetto e giustizia” ha detto John Gunther Dean, 81 anni, già membro del dipartimento di stato ed ex ambasciatore in Danimarca . “Gli interrogatori ebbero standard che sono ancora oggi motivo di orgoglio e onore per me… non ho mai alzato le mani contro alcuno” ha dichiarato George Frenkel, 87 anni. “Ottenemmo informazioni in una sorta di ‘guerra di cervelli’. Posso dire con orgoglio di non avere mai compromesso la mia umanità.”

Per quello che può valere chi scrive questo blog ha avuto occasione di parlare, parecchi anni fa, con alcuni ex prigionieri di guerra italiani detenuti sia in America che in Inghilterra. Mentre il regime dei campi inglesi mi fu descritto come durissimo, quello dei campi americani - in Texas o in Arizona, mi pare - era decisamente più umano.

Certo, credo che l’appartenenza alla stessa - presunta - etnicità biologica e il loro grado abbia senz’altro aiutato gli ufficiali tedeschi ad essere trattati umanamente; diciamo che probabilmente i prigionieri giapponesi - ricordiamo anche quelli presenti in territorio americano internati preventivamente, subito dopo lo scoppio della guerra - non se la passavano così bene.

Diciamo che quel che fa piacere è sentire questi arzilli - ci auguriamo per loro - vegliardi non tanto agitare slogan come quelli della “difesa del sacro suolo”, ma denunciare la barbarie della tortura in nome della democrazia.

Fonti:
Fort Hunt’s Quiet Men Break Silence on WWII
Usa, i reduci attaccano Bush e la Cia: «Noi non torturammo i prigionieri nazisti
‘We Do Not Torture’


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Una risposta a ““Non torturammo, noi””

8 10 2007
upuaut (21:08:56) :

Notevole, in effetti. Se questi ex ufficiali, avendo di fronte quelle che allora dovevano parere vere belve, cioe’ i nazisti, cioe’ qualcosa di molto, molto peggio dei fondamentalisti islamici, riuscirono a conservare la loro umanita’ e la loro dignita’ e non cedettero alla tentazione (che devono pure aver avuto) di usare metodi spicci, il ricorso alla tortura e a metodi brutali in una situazione come quella odierna, senza un nemico di quel calibro con cui aver a che fare, diventa ancor meno giustificabile.
Un bello schiaffo in faccia al cespuglio petrolifero e ai suoi accoliti, non c’e’ che dire.

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